Verso un welfare a misura di donna: ecco cosa
succede in Europa
Mentre in Italia siamo ancora
al “welfare fai da te”
Nel sistema di welfare italiano la famiglia ricopre da sempre un ruolo fondamentale, sostenendo direttamente il
costo di un ampio ventaglio di servizi per i propri componenti (soprattutto
bambini, piccoli e anziani) che gli attori pubblici sono spesso incapaci di
garantire, parzialmente o totalmente. Negli ultimi anni, a causa delle trasformazioni
economiche, sociali e demografiche – calo del tasso
natalità, invecchiamento della popolazione, impoverimento generalizzato,
evaporazione legami familiari – per il sistema-‐famiglia è diventato sempre
più difficile reggere il peso degli oneri di cura e assistenza sinora sostenuti.
La crisi economica, in particolare, ha portato all’aumento dei rischi
e dei bisogni sociali e ha ulteriormente indebolito le capacità di risposta del
welfare tradizionale.
Il “welfare fai da te” delle famiglie è sempre più vicino al collasso. Il
“welfare fai da te” o “welfare informale” mediamente pesa sui bilanci familiari
per 667 euro mensili. Con queste
risorse vengono pagati servizi di baby-sitting, lavori domestici, servizi di
assistenza agli anziani e alle persone non autosufficienti che il settore
pubblico non riesce a garantire.
Per salvaguardare un minimo di cura "professionale” molte famiglie hanno dovuto ridurre
i consumi, intaccare i risparmi e/o indebitarsi.
Invece (dall’altra “ parte del mondo”!)
il quadro sociale Europeo pone maggiore attenzione
ai nuovi rischi (new risk dimension),
sviluppa approcci imperniati sul ciclo di vita (life cycle approach),
accresce i servizi e riduce i trasferimenti monetari (service dimension), favorisce lo sviluppo del capitale umano (investment
dimension) e favorisce il ricorso a soluzioni innovative sotto il profilo sociale
(social Innovation dimension) attraverso: coinvolgimento in ruoli attivi di soggetti che condividono i problemi, attivazione di nuove risorse (umane, organizzative, tecnologiche, finanziarie), creazione
di nuove forme di collaborazione tra soggetti
pubblici e privati, ricorso a strumenti
finanziari non convenzionali. Mi chiedo, quindi, quale è il GAP che passa tra l’Italia e l’Europa? Dentro il quale viaggia semplicemente una risposta ai nuovi
bisogni… La cura per i figli e l’assistenza agli anziani non può essere
delegata alla donna ma deve passare in
capo ad un sistema articolato di servizi. Altrimenti la difficoltà nella
conciliazione famiglia-lavoro rappresenterà sempre più un freno allo sviluppo economico e sociale.
Il modello europeo vede ad esempio l’erogazione di un Voucher Universale del quale le
famiglie possono usufruire con un ventaglio di servizi disponibili. E
interessante è l’alleanza di più attori
economici: Aziende, Casse mutue, Sindacati, Associazioni di categoria,
terzo settore, Governi locali, Enti bilaterali, …che vanno a configurarsi, con l’erogazione del voucher universale, nel processo di protezione sociale. Quando
arriverà il concetto di “universale” nel
nostro bel Paese?
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