sabato 29 ottobre 2016

600 euro in voucher per le Imprenditrici




Il diritto a conciliare lavoro e famiglia riconosciuto alle imprenditrici

Voucher baby-sitting imprenditrici artigiane

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto ministeriale


È stato finalmente pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 27 ottobre 2016 il decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, di concerto con il Ministero dell’economia e delle Finanze, che consente alle imprenditrici artigiane di poter usufruire del voucher baby-sitting. Il decreto, che era stato adottato a fine settembre, diviene ora operativo


Il bonus rappresenta un reale sostegno per l’imprenditrice che si trova a conciliare lavoro e famiglia, introdotto nell’ultima legge di stabilità per il 2016 grazie all’azione di lobbying di Confartigianato. Lo scorso anno il voucher era stato introdotto via sperimentale nel limite di 2 milioni euro per il 2016. La misura riconosce la possibilità per le madri imprenditrici e lavoratrici autonome di richiedere, in sostituzione (anche parziale) del congedo parentale, tale contributo per usufruire, alternativamente, del servizio baby-sitting e dei servizi per l’infanzia (erogati da soggetti pubblici o privati accreditati).

Confartigianato ha, sin dallo scorso anno, chiesto di rendere strutturale tale misura e sembrerebbe che il prossimo bilancio recepisca tale richiesta. La misura, infatti, diventerà da sperimentale a strutturale per gli anni 2017 e 2018, con un aumento delle risorse messe a disposizione, dagli attuali 2 milioni a 10 milioni di euro per ciascun anno.

ll beneficio consiste in un pagamento diretto alla struttura prescelta, fino a concorrenza del predetto importo massimo di seicento euro mensili, dietro esibizione da parte della struttura della richiesta di pagamento corredata della documentazione attestante l’effettiva fruizione del servizio.

martedì 30 agosto 2016

Più meritocrazia e niente mediocrazia




Dal meeting di Rimini "Le sfide professionali del nostro tempo" una lezione ai giovani futuri manager delle società italiane e a coloro che ispirano a crearsi una posizione di rilievo. Per le aziende e il loro modo di fare business si assiste ad un rapido cambiamento dovuto ad una situazione di discontinuità economica e ad un'evoluzione delle nuove tecnologie. Anche le richieste del mercato e le esigenze dei clienti sono leve di tale cambiamento. Le aziende devono ormai innovarsi, processo necessario, naturale e obbligatorio. La comprensione del cambiamento, le strade da percorrere e l'organizzazione interna sono le nuove sfide. Fondamentali per raggiungere gli obiettivi l'intuizione, l'esperienza e soprattutto il merito. Basta con le classi dirigenti mediocri. Per far fronte alla dinamicità del mercato gli ingredienti vanno miscelati all'uomo e alle sue capacità professionali. Orientamento strategico e capacità di guardare al futuro, leadership e lavoro di squadra. Condividere principalmente il Sapere, scambiarsi idee e progetti, fenomeno incalzante del Nord d'Italia. Nelle sedi lombarde del nostro paese lavorano centinaia di giovani insieme ai ricercatori, che creano quasi una start up a settimana e partecipano ai 18 campus studio operativi, con master e corsi di formazione, assistenza e organizzazione di eventi. Una formula sinergica basata sulla "contaminazione delle idee". Nella nostra provincia si potrebbe auspicare alla realizzazione di un grande campus di studio e di ricerca dove convergere le forze lavoro dei giovani. La contaminazione delle idee o ancora, come dicono gli inglesi, una sorta di "brainstorming" ossia la tempesta dei cervelli. Innovare e creare in nome della meritocrazia, che sicuramente appartiene alla nuova cultura imprenditoriale, offuscata e limitata da anni da una consistente mediocrità.

venerdì 22 luglio 2016

Dai radioamatori ai social





Le nostre imprese dal valore artigiano anche se piccole sono sempre più capaci di straordinaria innovazione, tutte eredi di una tradizione del "saper fare", saper quindi risolvere con maestria problemi e richieste, dare forme intelligenti e creative.
Le nostre piccole imprese che producono bellezza, catapultate in mercati spietati al passo con le tecnologie digitali. Ormai siamo circondati da una sorta di "app economy", dove i social diventano le nuove leve del marketing.
Ricordate nel passato i radioamatori? Quelli che trasmettevano notizie in tempo reale intercettando le frequenze delle stazioni radio? Oggi le voci nelle frequenze radio si sono trasformate e trasferite nelle bacheche di facebook, nei dibattiti di twitter e nelle frasi dei blog. Tutto è alla portata di tutti. Dai vecchi Lp alle playlist, dai dischi a youtube, tutto si "scarica" e si riproduce, spesso senza controllo.
Sono pronte le nostre piccole attività produttive a sfruttare al massimo il business digitale? Capaci di innovare ma timide di fronte ai cambiamenti del mercato emergente, necessitano sempre di supporti esterni anche per veicolare la propria immagine. Creano prodotti unici al mondo ma poi si spaventano davanti a chi parla inglese. Bisognerebbe smettere di imitare modelli di importazione e concentrarsi sulle potenzialità del nostro paese, "erede di un sapere tramandato da secoli"

riflessioni di Marina Gargiulo

mercoledì 13 luglio 2016

La giovane imprenditrice neo eletta vice presidente




Viviana Cremonese è stata eletta nuova vice presidente di Confartigianato Donne Imprese. Imprenditrice, a soli 22 anni è amministratore unico della società Energy comm srl, azienda di Latina operante nell’installazione di impianti elettrici, industriali e civili.
Il Consiglio direttivo di Confartigianato Donne Impresa della provincia di Latina adesso è composto da: Presidente provinciale Marina Gargiulo, Vice Presidente Viviana Cremonese, Consiglieri Lorena Piraino, Daniela Maurizi e Annalisa Romaniello.
Viviana Cremonese affiancherà la Presidente Marina Gargiulo con dinamicità e pro positività. “Fiduciosa nelle giovani leve del movimento – ha dichiarato la Presidente Marina Gargiulo – che possono dare contributi dinamici e innovativi. Il nostro è un lavoro di squadra mirato alla realizzazione di progetti ed attività sul territorio”.

venerdì 29 aprile 2016

Formazione: "Maneggiare con cura"


Formazione: la risorsa umana è il bene più prezioso. L'oggetto della formazione è il cambiamento, da cui deriva il miglioramento individuale, inteso come processo di crescita sia personale che lavorativo. Ma una raccomandazione è da fare.. Bisogna "maneggiare con cura" la risorsa umana trattandosi di soggetto il cui potenziale può essere valorizzato ma può anche rimanere inespresso. Chi opera nella formazione non può solo pensare di progettare ed erogare moduli formativi, ma di essere soprattutto efficace nel trasmettere il proprio know-how.
Per trasferire la conoscenza bisogna averne dentro almeno il doppio, anche se i risultati arrivano dopo un grande investimento di tempo e di energie. Ritengo, dall'esperienza di docenza in tanti anni, sia necessario parlare il più possibile di attività concrete già realizzate, così vicine alla realtà da essere percepite dagli interlocutori come utili e possibili. Ma non solo. Avere sempre un orecchio attento alle esigenze di chi ci sta ascoltando e impedire di sentirsi e far sentire gli altri "sazi" di conoscenza. Il nostro cambiamento è virtuoso se avremo gli strumenti per renderlo tale. Nutrimento per la cultura è la formazione, coltivata con curiosità e propensione alla novità. Magari con la formazione continua anche anche il posto di lavoro può diventare un luogo di stimoli e non di stress.
Marina Gargiulo

domenica 20 marzo 2016

La febbre dell'auto-imprenditorialità


        Nell'Italia delle startup vincono la diversità e i super innovatori. Nel 45% dei casi nel team imprenditoriale si trova almeno una donna, nel 40% c'è almeno un giovane con meno di 35 anni e nel 12% c'è almeno uno straniero. Eccolo qua il ritratto delle startup innovative italiane come lo ha tracciato uno studio di Sda Bocconi. L'attuale situazione è rappresentata da una nuova vitalità di un'economia, che propende all'innovazione. Possiamo parlare di febbre dell'autoimprenditorialità? Avanza la voglia di creare, di una nuova tendenza o moda..Se consideriamo che l'Italia per anni ha smesso di formare gli imprenditori perchè ci sono stati i figli degli imprenditori, oggi almeno si parte (o si cerca di ripartire) con progetti nuovi e concreti. Solo provando i neoimprenditori possono diventare tali, possono diventare vettori di cambiamento. La scommessa è dunque crescere. A livello territoriale il 23% ha sede in Lombardia, il 12% in Emilia-Romagna e il 10% nel Lazio. Milano e Roma figurano in testa tra le province (14,7% e 8,5%, rispettivamente). In coda il Trentino Aldo Adige e la Valle d'Aosta. Ma la concentrazione si ripropone anche nei settori di attività. Il 42% opera nell'informatica e Internet e il 20% nei settori delle cosiddette lifesciences: agroalimentare, chimica, farmaceutica, ambiente. In prospettiva, si tratta di una vocazione opportuna: queste imprese rispondono a una crescente domanda di mercato che deriva dall'invecchiamento della popolazione.

       Di Marina Gargiulo

mercoledì 16 marzo 2016

Cresce il welfare nelle PMI




WELFARE NELLE PMI

Investire nel benessere dei dipendenti fa crescere l’azienda, il territorio e la comunità: così definisce il welfare aziendale il Rapporto 2016 Welfare Index PMI, promosso da Generali Italia, che fotografa per la prima volta lo stato dell’arte nelle piccole e medie imprese, mettendo in evidenza le esperienze che hanno ottenuto i risultati migliori a partire dagli aspetti legati alla conciliazione vita-lavoro per arrivare al sostegno alla famiglia e alle pari opportunità. Il Welfare Index PMI, ricerca condotta da Innovation Team ha valutato il livello di welfare aziendale nelle piccole e medie imprese italiane, che ad oggi sono nel complesso 5,9 milioni e occupano 14 milioni di addetti par ad oltre l’80% della forza lavoro del settore privato, considerando un campione di 2.140 aziende attive in tutti i settori produttivi.
Welfare aziendale in Italia
Ne è emerso che quasi la metà delle PMI (45%) è risultata attiva in almeno una delle dieci aree di intervento relative al welfare aziendale:


  1. previdenza integrativa;
  2. salute;
  3. assicurazioni per i dipendenti e le famiglie;
  4. tutela delle pari opportunità;
  5. sostegno ai genitori;
  6. conciliazione lavoro-famiglia;
  7. sostegno economico ai dipendenti e alle loro famiglie;
  8. formazione per i dipendenti;
  9. sostegno alla mobilità delle generazioni future;
  10. sicurezza.
C’è poi un 11% che è molto attivo, realizzando oltre 6 tra questi ambiti. Va inoltre sottolineato che il tasso si abbassa tra le aziende che hanno meno di cento addetti.

Welfare 2016: premi e benefit in busta paga

L’importanza del welfare aziendale è altresì sottolineato da una recente indagine Censis, che rivela come in Italia:
  • il 49% delle imprese adotta forme flessibili degli orari di lavoro, contro il 51% della Francia, il 55% della Spagna, il 58% della Germania, il 70% di Danimarca e Regno Unito e l’83% della Finlandia;
  • sono quasi 450.000 le famiglie in cui uno dei componenti, quasi sempre una donna, ha dovuto optare per una riduzione dell’orario di lavoro per prendersi cura dei figli;
  • 350.000 persone hanno addirittura rinunciato a cercare lavoro per occuparsi della famiglia.
Si accresce la consapevolezza che l’attenzione al benessere socio economico dei dipendenti e della comunità locale possa diventare per le piccole e medie imprese un vantaggio competitivo nella crescente competizione globale. Insomma con il welfare aziendale vincono tutti. Vincono i dipendenti, che vedono aumentare il proprio reddito reale. Vincono gli imprenditori, che ottengono un ritorno per l’azienda in termini di produttività, di capacità di attrarre talenti e di benefici fiscali. Ma una risorsa anche per la Pubblica Amministrazione per sperimentare collaborazioni pubblico-privato nell’erogazione di prestazioni di tipo non monetario che permettono al lavoratore di vivere bene in azienda.

Costi e benefici fiscali

Dal punto di vista dell’impatto del welfare sui costi dell’impresa, il 35% del campione ha dichiarato di aver potuto investire risorse consistenti perché compensate dai vantaggi fiscali. A sollecitare l’adozione di politiche di welfare aziendale sono infatti anche le novità normative introdotte negli ultimi tempi, si pensi ad esempio ai i benefici fiscali previsti dalla Legge di Stabilità 2016: secondo quanto dichiarato dal ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, il decreto attuativo del welfare aziendale dovrebbe essere in dirittura d’arrivo.


Fonte dei dati: analisi PMI.it